Biografia

Suada ELISBAR nasce a Durazzo nel dicembre del 1987.

All’ età di 4 anni l’intera sua famiglia si trasferisce presso la natia abitazione del nonno materno, anch’egli appassionato di colore, nonché allevatore di bestiame e coltivatore.

È qui che ELISBAR Suada compie i suoi primi passi artistici disegnando dal vero gli animali del nonno, partecipando con lo sguardo innocente di una bambina a tutto il processo di nascita, crescita e macellazione dei capi della fattoria famigliare.
Questa passione per la morfologia e per il disegno spinge la famiglia a farle intraprendere un percorso di studio artistico prima a Durazzo e poi a Tirana. È in quegli anni che la vicina guerra fra la Serbia e il Kosovo influenza il tocco, la tematica e la impaginazione delle sue opere.
Conclude il suo percorso accademico in Italia prima a Roma poi a Firenze e infine a Carrara dove entra a fare parte di un nuovo gruppo di artisti naturalisti internazionali. E una sorta di gruppo di giovani talentuosi provenienti da diverse culture che occupano la ex scuola elementare di un paesino sopra Carrara trasformandola in uno studio di arti figurative, nel quale capeggia per esperienza e carisma lo scultore Italo-Argentino Marcos Spinelli.
Qui vi approfondisce lo studio dell’anatomia umana e animale e dei classici attraverso una accurata e snervante ricerca della forma pura, perfezionando il chiaro scuro disegnando, dipingendo, scolpendo in maniera ossessiva modelli di ogni genere, età e sesso.  Avviene quindi il passaggio cruciale dell’opera d’arte nella quale l’analisi contemporanea del mondo le fa cogliere e intravedere trasparenze e accenti di luce nella carne dei suoi soggetti, una pelle solcata dalla vita come un paesaggio montano solcato da un fiume o deturpato da una frana; cicatrici, che assomigliano alle tracce che lasciava l’aratro guidato dal nonno in quel lontano paesino Albanese. La sua ricerca si riverserà su tutta una serie di elementi puri di’impronta molto diretta e a volte volutamte cruda e spoglia.

Una ricerca artistica che si racchiude all’interno di un contorno preciso tipico del disegno dei maestri fiorentini, quasi spasmotico: ed è all’interno di questo preciso disegno che nasce questa metafora sinonimo di uno sfogo, come rabbia, e come amore attraverso la scelta volontaria di una tavolozza inusuale e fanciullesca nella quale prende forma il colore prima grezzo poi impastato che con agilità il pennello riversa sulla tela.